Dopo un primo tempo da dimenticare, gli Azzurri trovano la forza di reagire e battono l’Irlanda del Nord. Ora ci aspetta la Bosnia: il gruppo c’è, ma serve ben altro per volare negli USA a giugno.

Un brutto primo tempo

Per 45 minuti abbiamo visto la peggior Italia possibile: lenta, compassata e con le gambe impastate di paura. Chi era seduto davanti alla tv, ha avuto la sensazione che la tensione dei playoff stesse paralizzando gli undici in campo. 

Non siamo stati capaci di imporre il nostro gioco, abbiamo permesso a un’Irlanda del Nord giovane e ordinata di anestetizzare ogni tentativo di manovra. Sembrava di rivivere gli incubi delle notti peggiori, quando la palla pesa come un macigno e nessuno ha il coraggio di prenderla.

Ma nel calcio, si sa, il tempo è un fattore cruciale. Se nel primo tempo è stato il nostro peggior nemico, nella ripresa qualcosa è finalmente scattato. Il merito? Di chi ha avuto la personalità per rompere la monotonia.

Tonali scioglie i nodi, Kean firma la sicurezza

Sandro Tonali è il simbolo di un gruppo che, pur tra mille difficoltà, ha ritrovato la sua anima. Il suo gol all’inizio del secondo tempo non è stato solo quello del vantaggio, ma una vera e propria liberazione. Dopo quella rete, gli Azzurri hanno iniziato a giocare a testa alta, come se qualcuno avesse finalmente aperto la finestra in una stanza troppo chiusa. La tensione è evaporata, e il campo è diventato più largo.

Poi c’è Moise KeanQuinto gol consecutivo in azzurro, dato che non può essere un caso. Lui si sta prendendo il ruolo di riferimento offensivo che cercavamo da tempo. Il suo gol nel finale ha messo il sigillo su una serata che per 56 minuti era sembrata maledetta. Insieme, questi due hanno regalato l’accesso alla finale di martedì contro la Bosnia.

Gattuso e il gruppo: il vero lascito di questa notte

Al di là dei singoli, la vera eredità di Bergamo è un’altra. È quella che abbiamo visto negli occhi dei giocatori dopo la partita. Manuel Locatelli ha detto una cosa che ci ha colpito: “Le sofferenze di questi anni ci hanno uniti”. Ecco, forse è proprio questo: un gruppo che lotta per il suo allenatore, che ha ritrovato compattezza e voglia di remare insieme.

Rino Gattuso, nel post partita, è stato onesto come sempre: “Vincere non era scontato, ci siamo complicati la vita”. E ha ragione. Perché la sfida con la Bosnia sarà tutta un’altra storia. Lì non avremo il pubblico di casa, quindi dovremo dimostrare che non siamo solo un gruppo solido, ma anche una squadra capace di giocare con personalità e qualità per 90 minuti. La manovra lenta e la paura di osare: queste sono le ombre che dobbiamo cancellare.

Martedì andremo a giocarci un posto ai Mondiali. Noi ci crediamo, ma vogliamo vedere un’Italia che non aspetti il gol del faro per sbloccarsi. Perché stavolta, forse, non basterà.

Di Petrus

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